JAGO ARTISTA 3.0 / La nuova frontiera dell’arte: Jacopo Cardillo / ArteCONCAS / Andrea CONCAS

ARTISTA 3.0, LA NUOVA FRONTIERA DELL’ARTE

Il caso JAGO

Che il mondo dell’arte sia fatto di regole non scritte è noto.

Tuttavia un artista sta scrivendo le sue di regole, e lo fa con i social network.

Lui è Jago.

Lo scultore italiano Jacopo Cardillo, per tutti Jago, ha deciso di sovvertire quelle regole e canoni del mondo dell’arte, rispettandone i valori ma cercando un’altra strada per arrivare al successo e all’esposizione delle sue opere.

Scopriamo come ha fatto. Jago è uno scultore e la base su cui scolpisce è il marmo, materiale prezioso, pesante e soprattutto costoso, un materiale complesso che necessita di tanta esperienza e di lavorazioni lunghe per dar vita a delle sculture davvero particolari, forti e intense. Jago questo lo sa bene: produce poche opere l’anno, tuttavia comunica ogni giorno, racconta una storia tutti i giorni e lo fa grazie ai social network, creando così centinaia di migliaia di follower che ogni giorno seguono la sua arte. 

Oggi Jago vive tra New York e l’Italia, ha iniziato la sua carriera d’artista sin dall’accademia, ha studiato fino a quando quella formazione, che tanto attendeva sognando Michelangelo da bambino, è stata autrice di quel dramma che oggi ha creato l’artista che è, libero e autonomo nel mondo dell’arte. 

A soli 24 anni viene invitato ad esporre nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia. Questa opportunità viene reputata troppo grande per lui dai sui docenti dell’accademia, i quali gli intimano di non partecipare. Jago tuttavia decide di abbandonare l’accademia e di proseguire la sua strada.

Lo fa nel mercato con delle esperienze che in qualche modo lo segnano, esperienze non positive con galleristi, espositori.

Decide allora di creare una strada nuova, di uscire da quel selciato che la maggior parte degli artisti prova a percorrere per arrivare al successo nel mondo dell’arte. 

Decide quindi di provare a fare tutto con le sue forze, di creare un percorso di comunicazione: impara a fare i video, impara raccontare, impara a promuoversi, e crea così un’audience tutta sua, un pubblico oggi fatto di centinaia di migliaia di persone. 

Inizia così a studiare il mercato, a studiare un nuovo linguaggio di comunicazione nel quale lega la sua arte a dei video, corredati da una musica specifica, e soprattutto alle sue opere.

Rende partecipe così il grande pubblico, il quale fa parte dell’opera stessa  perché ne può condividere tutti i processi di creazione. 

Jago è uno scultore, in questa sede non parleremo delle sue opere, ma parleremo del suo metodo. Parleremo di come è riuscito a raccontarsi, di come ha creato un suo pubblico e come d’artista è riuscito nel suo intento, da un lato di validazione pubblica, dall’altro di avere tantissimi appassionati che lo seguono quotidianamente. La scultura è una disciplina dell’arte molto complessa, perché incide e ha dei costi soprattutto per i materiali, e Jago scolpisce il marmo, quindi costoso, pesante e difficile nella movimentazione, e ha dei tempi che sono decisamente lunghi, e quindi è una disciplina complessa da raccontare.

Jago stesso produce pochissime opere l’anno, eppure riesce a raccontare queste opere quotidianamente e coinvolgere le persone grazie a dirette e soprattutto grazie ai social network. E proprio nei social network Jago trova la sua libertà, la libertà di esprimersi, la condivisione, le dirette, il confronto con il suo pubblico, il confronto con i suoi collezionisti.

Decide quindi di creare un percorso di visibilità costante nel quale condividere fasi da un lato produttive, dall’altro promozionali della sua attività, e rende partecipi, rispondendo ai commenti, confrontandosi con gli spettatori delle sue dirette, l’intera fase artistica della sua ricerca.

Cresce, e cresce con loro, l’opera si evolve, cresce l’artista e crescono anche i collezionisti, ma soprattutto i suoi appassionati, i quali si sentono parte della sua creazione artistica: in qualche modo, guardandolo al lavoro, sono anche loro lì a scolpire. 

Tecnicamente Jago che cosa ha fatto?

Lasciando perdere il fattore artistico delle sue opere, che sono di assoluto pregio e complessità, ma analizzando le strategie di comunicazione artistica e le azioni volte alla sua promozione, lui ha deciso di creare una strada appunto parallela, quella di cui parlavamo all’inizio. 

Ha deciso di creare una sua audience, di creare il suo pubblico, di creare i suoi collezionisti, di creare quindi la base di partenza per poi tornare in quel mercato e sistema dell’arte. 

Oggi Jago ha investito oltre 11 anni per fare questo, ha lavorato quotidianamente inventandosi regista, comunicatore e promotore di se stesso.

Oggi ha una struttura di collaboratori e professionisti che lo supportano, ha una rete di sponsor, di gallerie e di mercato che lo segue e che lo supporta nelle sue iniziative.

Ha fatto una scelta, una scelta difficile sulla quale ha investito, investito tempo, professione e impegno. Ha deciso che della sua arte non potesse essere qualcun altro, una terza persona, che decidesse in qualche modo se era il momento o no di apparire, di vendere o di fare.

Ha deciso di creare la sua base e di poter poi creare collaborazioni, e avere quindi la fortuna di decidere con chi poter collaborare, quali percorsi seguire. 

Oggi Jago ha una community di oltre 300 mila follower sui vari social network, Facebook, Instagram, Linkedin, e le visualizzazioni dei suoi video hanno superato i 15 milioni.

Uno di questi in particolare, prodotto da fanpage.it, è stato visto da oltre  13 milioni di persone. Il video riguardava un’opera che ritraeva il Papa Ratzinger il quale, dopo le sue dimissioni, Jago decide di spogliare, di levargli quelle vesti e di riportarlo alla sua nudità e semplicità. Un gesto forte. Il video è diventato virale ed è stato condiviso in tutto il mondo. 

Questo ha dato un’ulteriore spinta a Jago, i cui video sono diventati poi virali e condivisi da reti televisive e trasmissioni. 

Jago tuttavia ha imparato a riconoscere il sistema dell’arte e anche quelle regole non scritte.

Collabora quindi con importanti gallerie, musei ed istituzioni e con l’ultima opera, “Il Figlio Velato”, ha realizzato una campagna di crowdfunding finanziata pubblicamente dai suoi follower, restituendola poi alla comunità in un luogo pubblico.

Questa comunità è quella che tramite le sue mani ha realizzato l’opera, ed è questo per lui l’importante. 

Il resto avviene con validazioni pubbliche, riconoscimenti e onorificenze, e ovviamente anche il mercato. 

È un artista e vive di arte, e quindi le sue opere vengono vendute e acquisite da grandi collezionisti. La cosa più interessante è che lui produce meno di cinque opere l’anno eppure noi tutti i giorni siamo curiosi di scoprire che cosa sta facendo Jago, dove lo sta facendo e quale sarà la sua prossima opera.

E tu, sei pronto a diventare un artista 3.0?

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