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Lei è Kiki Smith…

È stata definita “la sovrana più in gamba del XX secolo” e non a caso.

Lei è Farah Diba Pahlavi, terza moglie dello scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, che dalla sua incoronazione nel 26 ottobre 1976 fino all’esilio nel 1979 negli Stati Uniti, si è impegnata nella creazione di una collezione d’arte straordinaria, per trasformare Teheran in un centro di vita artistica e culturale.

Oltre 1500 le opere raccolte, di artisti come Picasso, Van Gogh, Rothko, Pollock, che trovò spazio nel Museo di Arte Contemporanea di Teheran, inaugurato nel 1978, solo un anno prima della rivoluzione che portò all’istituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, regime degli Ayatollah, bloccando l’ondata di ammodernamento e occidentalizzazione del paese.

Tuttavia in pochissimi anni Farah Diba, oggi splendida ottantenne, è stata in grado di mettere insieme una raccolta di capolavori, come il “Mural on Indian Red Ground” (1950) di Jackson Pollock, da molti considerata la migliore opera prodotta dall’artista.

Nonostante la fuga abbia costretto l’imperatrice ad abbandonare le opere, rimaste per vent’anni abbandonate nel museo e riaperto nel 1999 al pubblico, quelle restano il simbolo di una fase straordinaria per la città.

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