IL CURATORE D’ARTE / È ancora una figura chiave del mondo dell’arte? / ArteCONCAS / Andrea Concas

IL CURATORE D’ARTE

È ancora una figura chiave del mondo dell’arte?

La figura del curatore d’arte.

Un altro essere mitologico del mondo e del sistema dell’arte.

Scopriamo cosa fa e perché è così importante.

La figura del curatore rappresenta quel fil rouge tra artista, opera e pubblico. È quella linea teorica che permette il racconto di una mostra, di un percorso artistico, di un’emozione. È quindi importante e cruciale nella fase di esposizione. Scopriamo qualcosa in più.

Negli anni ’80 e ’90 hanno rappresentato una vera svolta nell’evoluzione e nel sistema dell’arte. Vengono chiamati a stabilire un contatto diretto tra le opere e l’artista. 

Rappresenta il direttore artistico di una mostra. Il suo lavoro consiste nella selezione degli artisti, della tematica della mostra stessa, dell’esposizione, degli allestimenti, fino alla redazione dei testi di curatela e del catalogo. Un ruolo quindi fondamentale e importante per la riuscita della mostra ma soprattutto per la valorizzazione dell’artista e delle sue opere. 

Oggi, è una figura complessa e poliedrica: diventa manager se necessario, in occasione delle mostre pubbliche diventa fundraiser, recupera fondi per l’organizzazione di mostre o eventi, o ancora, ricopre il ruolo di talent scout per gallerie o grandi collezionisti, i quali chiedono loro di scoprire nuovi talenti. È quindi molto complesso definire oggi la figura del curatore. I suoi compiti spesso spaziano in vari settori, dall’organizzazione alla gestione, alla scrittura, alla promozione, e non sempre sono ben visti o è riconosciuto il loro valore e lavoro.

Ad esempio Francesco Bonami, noto curatore d’arte nonché direttore della Biennale di Venezia del 2003, in occasione di un’intervista per Artribune, dichiarò candidamente che il curatore di per sé è inutile, ma siccome gli artisti di certo non vogliono amministrare o organizzare grandi mostre, parlare con istituzioni, musei, consigli d’amministrazione, e smazzare così una serie di problematiche quotidiane, allora questo lavoro spetta soltanto al curatore.

Tuttavia il curatore, un ruolo di rilievo nel sistema dell’arte lo ha sicuramente: la sua indicazione o scelta di un artista per una mostra, una biennale o un concorso è un qualcosa di veramente importante per la carriera dello stesso, una validazione che potrebbe influire nel suo percorso, ovviamente portando poi a un naturale incremento del suo valore e quotazione in asta. E questo il gallerista lo sa bene. Da qua nasce la strategia di dare incarichi a prestigiosi curatori per avere un ritorno diretto sul proprio artista, una maggiore valutazione, un maggiore riconoscimento, un maggiore posizionamento. E ahimè nasce anche il mercato delle curatele e delle critiche.

Tra i più importanti curatori possiamo ricordare Harald Szeemann, che ha seguito negli anni ’60 oltre 200 mostre, vivendo appieno la vita dei più importanti artisti e potendone testimoniare la loro fase di crescita ed evoluzione artistica, un’opportunità unica per quegli anni di cui noi abbiamo potuto godere tramite le sue mostre.

In Italia, tra i giovani, possiamo sicuramente citare Massimiliano Gioni, Cecilia Alemani, Lorenzo Balbi, Lorenzo Giusti, Ilaria Bonacossa, Vincenzo de Bellis, Alessandro Rabottini e l’ultimo, appena nominato per il Padiglione della Biennale di Venezia, Milovan Farronato.

Per diventare curatori esistono numerosi corsi di laurea e specializzazioni, ma anche i privati non stanno a guardare. Uno su tutti è CAMPO della Fondazione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, oltre alle tantissime opportunità online.

Per diventare curatore ci vuole tanto studio e tanta empatia. Personalmente non posso pensare che il nome di un curatore sia più grande di quello dell’artista, cosa sovente oggi, ma per me non è così.

E tu, quale curatore vuoi diventare?

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