Covid e Gallerie: I numeri della crisi | Andrea CONCAS | ArteCONCAS

Tutti noi sappiamo che il mondo dell’arte e della cultura continua ad avere un grande impatto dalla pandemia da Coronavirus, che non ha risparmiato le grandi o piccole istituzioni pubbliche così come private.

Il Coronavirus, ma in particolare il lockdown, ha avuto e continua ad avere un grave impatto soprattutto sul mercato delle gallerie d’arte.

La ripresa è difficile: per il 43,1% di loro è a rischio l’attività futura

Ecco i numeri della crisi…

La pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto significativo sul mercato delle gallerie d’arte con cali di vendite, riduzione del personale e, nel peggiore dei casi, chiusure permanenti.

E’ quanto afferma l’Art Market Report pubblicato da Art Basel in collaborazione con UBS e curato dall’economista d’arte Clare McAndrew.

Il sondaggio è stato condotto tra 795 gallerie e 360 collezionisti con un patrimonio netto elevato negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Europa e in Asia.

Secondo il Report, che mostra lo stato del mercato dell’arte per il primo semestre 2020, le vendite delle gallerie sono diminuite del 36% rispetto allo stesso periodo nel 2019 e solo il 21% di esse prevede un aumento nella seconda metà dell’anno.

Inoltre, un terzo delle gallerie contattate, ha segnalato un forte ridimensionamento del personale, mentre il 2% delle gallerie dichiara di dover chiudere completamente.

Tra le chiusure celebri del 2020 la sede londinese di Marian Goodman e ancora la galleria di Gavin Brown a New York e Roma, per fondersi con la Barbara Gladstone Gallery.

Le gallerie con un fatturato compreso tra $ 250.000 e $ 500.000 all’anno, sono state quelle più duramente colpite sia per la riduzione delle vendite (47%) sia per il licenziamento del personale (38%).

Determinante per il calo delle vendite è stata la cancellazione o il rinvio delle fiere d’arte in tutto il mondo. Nel 2020 gli introiti delle gallerie provenienti dalle fiere sono stati il 16% rispetto al 46% del 2019.

E in Italia?

Le gallerie italiane registrano una crisi senza precedenti: i fatturati ridotti drasticamente non permettono più il peso delle spese vive, c’è una riduzione delle consulenze nonché una revisione totale dei modelli di business, sino a considerare l’interruzione completa dell’attività.

L’Angamc – Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea ha condotto tra marzo e maggio 2020 un’indagine su quasi 200 gallerie, associate e non.

I dati non sono incoraggianti e più volte il Presidente Mauro Stefanini, a nome di tutte le gallerie, ha chiesto l’intervento del Ministro Franceschini a supporto del settore, senza ottenere ancora una risposta.

Dall’indagine è emerso che nel trimestre per il 40,3% delle gallerie intervistate il fatturato si è ridotto di oltre il 70% e la sospensione delle fiere ha ovviamente inciso notevolmente, mettendo in discussione la pianificazione dell’attività e la stessa sopravvivenza.

Eppure anche l’attività delle gallerie d’arte ha una funzione culturale meno riconosciuta però nel nostro paese rispetto ad altri, come in Germania dove l’IVA sulle vendite d’arte è stata abbassata al 10% e gli spazi espositivi hanno ricevuto un sostegno economico immediato. 

Quale strategia attuare in attesa?

Ecco che il digitale diventa, anche per le gallerie d’arte, la chiave di accesso al mondo dell’Arte 3.0, ma diventa ancora una volta importante comprendere le differenze di approccio alla vendita, alla comunicazione alla promozione dell’arte sul digitale rispetto al fisico, per evitare inutili e dispendiosi tentativi.

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