BANKSY É TORNATO / La forza della street art / JORIT / ArteCONCAS / Andrea CONCAS

BANKSY É TORNATO

La forza della street art ed il caso Jorit

Banksy è tornato.

Scopriamo dove, come e soprattutto perché.

Il più famoso street artist del mondo, Banksy, è tornato a far parlare di sé, questa volta in Francia, a Parigi, con una tematica caldissima. Scopriamo quale.

Non conosciamo il suo volto, non sappiamo chi sia, le storie su di lui lo precedono, si moltiplicano e sono le più disparate. Su chi sia o non sia, poco ci importa, quello che ci interessa è che le sue opere ogni volta che vengono fuori fanno tremare e parlare tutto il mondo.

Osannato e riportato da tutti i media internazionali, questa volta è andato in Francia, a Parigi, e quello che ha fatto riguarda una tematica caldissima, attualissima. Come suo solito. 

La forza delle sue opere è incisiva, è forte, è un pugno nello stomaco. Così le sue tematiche hanno scosso Parigi, con ben 7 nuovi graffiti che riguardano la tematica degli immigranti, tematica caldissima che sta in questo momento scuotendo l’intera Europa. Ben 7 graffiti, di cui il più importante ritrae una bambina, una giovane writer che copre con la sua bomboletta spray una svastica nazista, simbolo della vergogna che in qualche modo ha caratterizzato uno dei periodi più bui della nostra storia moderna.

Banksy conferma la sua sensibilità e animo artistico, lo fa anche tramite azione di filantropia, supportando la biblioteca di Bristol, città natale dalla quale è iniziata il suo grande percorso, e lo fa da un lato grazie alle sue opere e installazioni, che godono di una fama e di un visibilità mondiale, condivisa da milioni di follower, testate giornalistiche e reti televisive. E quindi grazie a questa opportunità, a questo suo potere mediatico riesce in qualche modo a parlare di tematiche importanti e sempre più attuali. Dall’altro lato lo fa economicamente, supportando cause di artisti o di attivisti offrendo fino anche a 200mila sterline ricavate dalla vendita di una sua opera, un’opera per giunta che ritraeva una casa disegnata da un bambino, bombardata da 3 droni. 

Banksy fu uno dei primi a dipingere in zone di guerra, in zone altamente discusse a livello mondiale sui diritti umani e sulle problematiche che affliggono questi Paesi ormai da anni. Banksy fu il primo nella storia a dipingere il muro a Betlemme, in Cisgiordania, creando un caso mondiale di una rilevanza mediatica impressionante.

Proprio in questi giorni l’artista italiano Jorit è stato arrestato in Cisgiordania, reo di aver ritratto l’attivista Ahed Tamimi e colpevole di aver schiaffeggiato 2 soldati dell’esercito israeliano.

Dobbiamo capire quindi quanto a volte la volontà, la ricerca anche di visibilità che Bansky ha creato, porti altri artisti a volerlo in qualche modo emulare, forse in ricerca di grande visibilità. Lasciando perdere i contenuti morali, che sicuramente Jorit aveva, e la volontà di promuovere una causa attuale e sicuramente discussa, tuttavia bisogna capire i rischi che si corrono e anche le problematiche che possono nascere da un’azione così importante. Il limite quindi tra comunicazione, promozione, visibilità, provocazione, contestazione è molto labile e sottile e in questo marasma Banksy è stato il primo. Chi segue avrà la medesima forza?

E’ stato un precursore di nuovi modi di comunicare arte e di diffondere messaggi al grande pubblico. Lo fece con Dismaland, il primo parco non di divertimento, o ancora con il suo Walled Off Hotel a Betlemme, in una zona tutt’altro che turistica, un hotel d’arte dove tutte le camere sono allestite e studiate con le sue opere.

Non sconosceremo il suo volto, non sapremo chi è e probabilmente nemmeno ci interessa tanto, quello che rimane è che è capace di comunicare grazie alla sua arte messaggi forti e sentiti da tutti noi.

E tu, sei pronto a scoprire l’ultimo graffito di Banksy?

#banksy #streetart #jorit

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