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Quando l’Arte diventa intrattenimento…
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Sei un artista, un gallerista o un collezionista?
Ti hanno chiesto di prestare una tua opera d’arte?
Scopriamo cosa bisogna fare.
Ricevere una richiesta di prestito di un’opera d’arte della tua collezione è un’occasione davvero importante. L’esposizione delle tue opere all’interno di musei, mostre o altre occasioni pubbliche potrebbe davvero incrementare il suo valore e la tua posizione nel mondo dell’arte. Tuttavia è bene seguire alcune linee guida per non perdere nessuna occasione e non rischiare alcun danno.
Che tu sia un artista, un gallerista o un collezionista prestare le proprie opere è quindi una grande occasione che potrebbe presentare alcuni grandi vantaggi. Scopriamo però quali sono i tre principali fattori da tenere in considerazione nella valutazione di un prestito.
La prima cosa da fare è valutare il progetto espositivo, ossia chi ci ha richiesto l’opera, che tipologia di persona è, se è una persona fisica, se un ente, una società o un museo, capire quali requisiti ha la struttura utilizzando anche, o richiedendo, dei facility report. Capire quindi se la nostra opera d’arte è messa in sicurezza e valorizzata dal punto di vista logistico e tutelata nella sua esposizione. Questo è fondamentale affinché tu possa valutare la sicurezza della tua collezione d’arte, la sicurezza della tua opera, che è il requisito base per valutare ogni prestito.
Il secondo aspetto da valutare è la valorizzazione dell’opera, ossia tutti quelli aspetti che permetteranno un incremento di visibilità, di popolarità nonché di valore della vostra opera. Lo so che per voi è veramente difficile separarvi o fidarvi di qualcuno e affidare la vostra collezione o le vostre opere, è probabilmente la cosa più difficile per un collezionista ma anche per un artista. Tuttavia, nel ragionamento più complessivo di una collezione è una grande occasione, perché vi permette di poter far fruire le vostre opere a un ampio pubblico e avere la validazione da parte di istituzioni terze, che siano esse gallerie, musei, enti o istituzioni è una grande opportunità affinché la vostra collezione aumenti di valore e di prestigio. Lo stesso vale per i curatori e i professionisti che hanno a che fare con le vostre opere. Sono certo che questo non potrà che essere positivo per la vostra immagine e soprattutto per la vostra collezione: se siete artisti, una validazione terza, se siete collezionisti, sicuramente prestigio e un incremento del valore della vostra collezione.
Tuttavia bisogna valutare anche i fattori negativi e il terzo punto riguarda gli svantaggi, ossia tutte quelle occasioni che potrebbero mettere a rischio la vostra immagine ma soprattutto la sicurezza della vostra opera. Quindi dobbiamo fare molta attenzione a valutare che la sede sia consona ma che ci siano anche tutte quelle tutele da parte dell’organizzatore, tra cui in primis l’assicurazione dell’opera e quindi metterla in sicurezza affinché, laddove dovesse sfortunatamente succedere qualcosa, ci siano delle tutele a vostro favore quantomeno per il recupero e la salvaguardia del vostro investimento. Per questo dobbiamo valutare il prestito nella sua completezza perché ci permette di tenere in considerazione tutti quei fattori di rischio, quali per esempio il trasporto, l’imballaggio e l’esposizione, momenti cruciali nella vita di un’opera e nel percorso espositivo.
Questi aspetti dobbiamo avere la sicurezza che vengano fatti secondo nostre indicazioni. Per questo saranno cruciali i nostri condition report, nei quali indicheremo lo status dell’opera e i consigli per la sua movimentazione ed esposizione.
Assolte le problematiche tecniche rimangono quindi quelle contrattuali. Dobbiamo verificare, in caso fossimo collezionisti o gallerie di possedere tutti i requisiti e quindi i diritti di utilizzo, di usufrutto, di pubblicazione, commercializzazione ed esposizione da parte dell’artista. Un fattore cruciale per evitare poi di trovarsi davanti a eventuali denunce o reclami da parte dell’autore. Questo vale soprattutto per i diritti di immagine e relativo usufrutto commerciale, tutte le fotografie della nostra opera che potrebbero essere utilizzate per flyer, cataloghi o ancora per pubblicizzare la mostra stessa. Se non abbiamo un contratto scritto e chiaro nel quale l’artista ci concede questi diritti sappiamo che stiamo correndo dei rischi. Quindi ancor prima di valutare eventuali offerte di prestito è fondamentale verificare tutta la documentazione, dando per scontato ovviamente l’autenticità e tutto il corredo in termini di certificati.
Prestare le proprie opere a un ente pubblico, un museo o un’istituzione è una grande occasione per poter rendere davvero l’arte accessibile, e per far conoscere il vostro impegno, la vostra collezione al maggior numero di persone. Per questo valutate bene ogni richiesta di prestito, basta tutelarsi, tenere in considerazione questi 3 semplici punti e dopodiché siete pronti a prestare le vostre opere?
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La galleria Knoedler, impresa familiare fondata nel 1846, fino al 2011 è sempre stata considerata per la sua professionalità e assoluta serietà, simbolo di una reputazione ormai consolidata da decenni.
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Sei un artista? Vuoi organizzare la tua prima mostra personale?
Scopri cosa motiva un gallerista a farlo!
Sei riuscito finalmente a entrare in contatto con la galleria che tanto aspettavi, sei riuscito a raccontare la tua arte e sei stato apprezzato per quello che tu sei e che fai. Ma quali sono le motivazioni che spingono un gallerista a fare il secondo passo, a investire su di te, a renderti partecipe della vita di galleria e organizzare una mostra personale?
Purtroppo la maggior parte degli artisti pensa erroneamente che la prima mostra personale sia solo merito loro. In realtà, salvo che non ve la organizziate da soli questa scelta nasce ed è motivata da una serie di decisioni e strategie molto più complesse e a lungo periodo. Per questo motivo è molto importante conoscere quali sono le motivazioni e il punto di vista anche della controparte, in questo caso il gallerista, che decide in qualche modo di investire su di voi, di dedicare del tempo e di creare la prima vostra mostra personale.
Le opere hanno un fattore importante, è fondamentale ovviamente la qualità di quello che voi realizzate, ma spesso non basta. Per avere un rapporto che sia lungimirante e che quindi abbia una visione che vada oltre il breve termine, il gallerista guarda diversi fattori: guarda a voi professionalmente, guarda il percorso che avete fatto, analizza le motivazioni per cui siete arrivati a questo punto della vostra vita professionale o percorso artistico, perché questi aspetti sono fondamentali per il suo investimento.
L’investimento di un artista nei confronti di un gallerista va oltre la mera mostra. Seppure parliamo di un ritorno economico, quanto ovviamente il gallerista deve vendere (produce e vende), per cui deve tutelare ogni azione strategica per la crescita dell’artista e della propria galleria.
Sia per l’artista che per il gallerista è fondamentale la mostra personale ed è un punto di inizio e di partenza spesso per grandi carriere. Essa determina un posizionamento e un’uscita pubblica in quanto è ogni volta la presentazione di un percorso nuovo, ovviamente se la mostra è di qualità, con tutti i suoi rituali, le sue ansie e soprattutto le conferme, che avverranno solo il giorno del vernissage.
Ogni mostra è un racconto: ha una premessa, un racconto, un exploit e ovviamente un epilogo. In tutto questo va costruita tenendo conto di diversi fattori: ovviamente la base artistica e di ricerca dell’artista, e quindi che cosa vuole raccontare, dall’altra gli aspetti tecnici, che cosa possiamo vendere, promuovere o conservare.
Non sempre l’ultimo fine è quello della vendita, alcune mostre vengono realizzate anche solo per posizionamento o preparativi per interventi più grandi (passaggi in asta o mostre più importanti) di conseguenza è ancora più importante, trattandosi di vero investimento nel tempo, far sì che la mostra sia perfetta, perché la mostra personale non è altro che l’inizio di un percorso più lungo, speriamo felice e roseo, tra gallerista e artista, l’inizio di una partnership professionale, spesso di rapporti di amicizia che durano nel tempo e che coinvolgono più parti e più protagonisti. Per questo motivo è fondamentale che l’artista riconosca questo al gallerista e che non sia soltanto il punto di arrivo, ma durante tutte le fasi di allestimento, di studio, di progettazione, di promozione, si intuisca lo sforzo e si faccia altresì un investimento per il lungo periodo, affinché questo possa essere l’inizio o il continuo di un percorso.
Ovviamente bisogna guardare anche l’altro lato della medaglia, non sempre tutti i galleristi si comportano in maniera deontologicamente valida o accettabile. Deve quindi anche l’artista decidere con chi vuole lavorare. Leggo tanti commenti di numerosi artisti che si lamentano del fatto che i galleristi di oggi chiedano soldi per esporre o ancora facciano pagare gli artisti per organizzare mostre o ancora altre attività. Signori miei, la scelta è vostra. Nessuno vi obbliga a collaborare con queste persone, che per giunta saranno anche degli ottimi professionisti, ma hanno fatto loro una scelta. Quindi è fondamentale, prima di lamentarsi, decidere con chi, come e dove poter collaborare per costruire la propria personale, e quindi questo percorso. Se anche voi artisti optate per un discorso mordi e fuggi, come pretendete che qualcuno investa nel vostro lavoro? Questo perché non c’è incubo peggiore per un gallerista di vedere un artista che di improvviso decide di cambiare strada, di non fare più l’artista e non dedicarsi più a quello per cui hanno investito insieme. E lì, in quel caso, cosa succede? Che tutto il lavoro fatto viene perso. Che il gallerista ha perso la faccia davanti ai suoi collezionisti, perché ricordiamoci che nella vendita è vero che vende le vostre opere, ma è il gallerista che però garantisce il fatto che voi in qualche modo siate artisti e laddove da parte del collezionista l’acquisto della vostra opera fosse un investimento, a maggior ragione la serietà del gallerista viene messa in discussione, laddove quell’opera potrebbe non valere più la cifra che è stata pagata o ancor peggio non valere niente.
Di conseguenza la prima domanda che vi dovete porre in qualità di artisti non è “cosa posso ottenere da questa galleria nell’immediato”, bensì “come posso costruire qualcosa a lungo termine, come posso avere un percorso d’arte e da artista che mi ripaghi delle mie fatiche e soprattutto che riconosca il valore della mia arte?”.
Sei pronto per la tua prima mostra personale?
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Le occasioni di visibilità per un artista. Scopri quali sono.
Oggi il mondo dell’arte offre innumerevoli occasioni di incontro e confronto con altri artisti, collezionisti, galleristi e soprattutto ti pone nell’ottica di poter raccontare la tua arte a un alto numero di persone. Ma per fare questo devi promuovere la tua arte, scopri come.
Spesso gli artisti pensano che sono le mostre o le esposizioni siano occasioni di incontro e pubblicità della propria arte. In realtà oggi esistono innumerevoli occasioni nelle quali sia possibile parlare di sé e della propria arte a un bacino di persone immenso. Pensiamo anche solo in occasione delle grandi fiere, eventi, rassegne, biennali.
Una delle definizioni più diffuse e condivise è che l’artista è tale quando la comunità degli altri artisti lo riconosce come tale. Questo significa che se vuoi essere riconosciuto come artista e trovare il tuo spazio è bene che tu conosca anche quello che fanno gli altri e che in qualche modo faccia parte della community. A volte presenziare in occasione di mostre o fiere e comunque un modo per essere presenti ed essere riconoscibili a fronte dei loro collezionisti e dei loro collaboratori. Questo non significa andare a rubare clienti o andare a rubare professionisti, collaborazioni o quant’altro, significa semplicemente ricordare agli altri che esistete, e non esistete solo in occasione delle vostre mostre, perché magari quelle persone lì non sono un vostro pubblico, non vi conoscono.
L’arte come ben sappiamo ha un grande aspetto di condivisione sociale, un modo spesso frequentato da grandi appassionati che si ritrovano insieme per parlare d’arte oppure acquistare delle opere, o ancora organizzare altri eventi o comunque portare avanti dei progetti legati al mondo dell’arte. E’ naturale che per voi artisti, ma anche per collezionisti, galleristi o operatori del settore siano un’ottima opportunità, un’opportunità per fare nuove conoscenze, rappresentare il proprio lavoro e trovare occasioni di collaborazioni future. Se state cercando un collezionista in particolare o un gallerista e sapete che in quell’evento lui sarà presente, quella potrebbe essere un’occasione più informale per avere un primo approccio, ricordiamoci sempre di non creare però disturbo o problemi, se quella non è un’occasione specifica per parlare del vostro progetto, potrebbe essere però un primo approccio di conoscenza per poi rimandare a un altro incontro. A volte le persone si innamorano più di voi che del vostro lavoro, e questa è un’ottima occasione per farlo.
Scegliete gli eventi che possono essere in linea con quello di cui avete bisogno: gli approfondimenti degli studi legali, un’occasione per conoscere collezionisti, o ancora le fiere più grandi per appassionati e art lovers. Le grandi mostre coinvolgono un pubblico incondizionato, spesso fatto anche di famiglie, ma al loro interno ci sono ovviamente appassionati, studenti e giovani professionisti del settore. O ancora i talk, o le tavole rotonde o i convegni. Questi ultimi sono occasioni veramente importanti, soprattutto se a numero chiuso, in quanto lo stretto numero di persone permette un’interazione e una condivisione dell’oggetto molto più forte, creando un legame intrinseco in un gruppo formatosi per l’occasione, che seppur non conoscendosi, crea comunque un legame di obiettivo, e quindi siete tutti lì per la stessa ragione e motivo. E’ un’opportunità per parlare di voi e della vostra arte.
Non ci concentriamo sugli eventi dove solo voi siete protagonisti, bensì siate di vedute più larghe: andate a cercare gli altri eventi, dove magari c’è anche meno concorrenza e voi siete più lucidi e avete più tempo per affrontare i vostri argomenti e conoscere il vostro prossimo collezionista.
E tu, a quale prossimo evento parteciperai?
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In Italia i legislatori hanno individuato come concetto di opera d’arte, tramite il Codice dei Beni Culturali, “qualsiasi oggetto di interesse storico”; classificano il bene culturale come “cosa di interesse artistico” escludendo poi, con un’opzione assai discutibile, i beni cosiddetti “tutelati” che riguardano le opere di pittura, di scultura e di grafica di artisti viventi, la cui esecuzione non risalga ad opere di oltre 50 anni.
E’ evidente come si sia scelto di non comprendere tra le opere d’arte tutelabili tutte le opere degli artisti viventi o contemporanei. Questo ovviamente è una grande limitazione che esclude gli artisti viventi e soprattutto anche gli emergenti da quello che riguarda un’opera d’arte tutelabile.
Ciò non vuol dire che questi non realizzino opere d’arte, semplicemente vi è un problema di classificazione in termini di legge.
Il mancato riconoscimento di un oggetto allo status di opera d’arte è legato a importanti episodi che si sono verificai nella storia, in particolare in riferimento agli impressionisti, le cui opere nel 1874 sono state rifiutate per l’esposizione presso il Salon des Refusés di Parigi e costretti poi a esporre al di fuori dell’ambito accademico in quanto considerate opere prive di interesse artistico. Tra questi artisti vi erano nomi oggi altisonanti, quali Monet, Manet o Pissarro. Capiamo quindi l’importanza di definizione dell’arte all’interno della storia dell’arte attuale, che in qualche modo in maniera diretta o indiretta condizionava lo status di un artista o addirittura il suo percorso.
Negli Stati Uniti fu invece chiamato in causa il tribunale e fu un giudice a decidere che cosa fosse un’opera d’arte. Con il caso Brâncuşi, che con il suo Bird in Space nel 1923 è stato chiamato in causa per un problema di tassazione: è stato chiesto se l’opera fosse un oggetto di design o un’opera d’arte, in quanto nel primo caso soggetta a dazi di importazione e quindi a tasse quale prodotto industriale, nel secondo, in qualità di opera d’arte, esente da tassazioni e dazi. Il giudice, pur constatando la somiglianza con un uccello, definì l’opera come “piacevole a vedersi” definendola quindi un’opera d’arte in tutti i sensi. Anche in questo caso la mancanza di una definizione oggettiva e condivisa di opera d’arte ha creato delle conseguenze, che si sono poi materializzate in una soggettività di attribuzione e di definizione.
Oggi è ancora più difficile trovare una definizione unica per opera d’arte, anche perché gli artisti sono alla ricerca costante di nuovi medium e di nuove forme di comunicazione artistica. Tuttavia è possibile trovare 3 indicatori che ci possono aiutare a definire un’opera d’arte: il giudizio del pubblico, quello degli esperti e la presenza in collezioni d’arte o musei.
Il giudizio del pubblico, come anche in altri settori, oggi è fondamentale. Con la visibilità dei social network e le occasioni sempre più pubbliche di fiere ed eventi, la validazione e valutazione del pubblico risulta un fattore preponderante nell’individuazione e nella scelta artistica.
Tuttavia per eleggere un’opera d’arte a tale status serve la validazione da parte di un pubblico di esperti, quindi critici, curatori o galleristi, che in qualche modo spingeranno l’artista, e l’opera d’arte in questo caso, per una sua promozione nel settore tramite mostre, eventi ed esposizioni.
Di conseguenza la presenza dell’opera d’arte in collezioni rinomate o in musei determina oggi una consacrazione valida e attendibile per riconoscere uno status di opera d’arte.
E per te, che cos’è un’opera d’arte?
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Sei un artista emergente e vuoi diventare un professionista?
Scopri le 3 cose da fare subito.
La differenza tra un artista emergente e uno professionista è sostanziale e per arrivare a questo traguardo bisogna effettuare alcuni passi comandati e obbligatori.
La strada per fare dell’arte la propria professione è lunga e difficile ma al pari di ogni altro lavoro. Per questo bisogna osservare quelli che sono gli step fondamentali per raggiungere questo traguardo e poter fare dell’arte la propria professione.
I 3 punti cardine della professione artista sono: lo studio, la promozione e la strategia.
Lo studio e la preparazione professionale sono fondamentali, come in qualsiasi altro lavoro. Di conseguenza sarebbe ideale avere un percorso di studi affine, quindi accademia o istituti artistici che possano porre le basi a una solida carriera. Tuttavia sono numerosi i casi di artisti fai da te o di percorsi affinati nel tempo. Quindi, che si abbia o meno una formazione pertinente, è fondamentale che si continui la ricerca e lo studio, sperimentando e ricercando occasioni di confronto e di incontro con altri artisti e professionisti del settore.
La ricerca artistica è alla base di tutti i grandi artisti. Questo permette un’evoluzione del proprio percorso artistico ed è fondamentale rimanere aggiornati e soprattutto parlare con il mondo esterno, anche con la partecipazione a mostre o eventi. È importante guardare anche cosa fanno gli altri, perché seppure la storia è ciclica, è importante trovare nuove motivazioni e nuovi punti di vista anche in qualcosa che è ispirato dal passato.
La promozione è fondamentale. Come in qualsiasi attività professionale è importantissimo avere un corredo di strumenti promozionali per poter raccontare all’esterno la propria arte, siano questi gli strumenti base (il curriculum, lo statement o il portfolio), ma anche tutti gli altri strumenti con i quali in qualche modo ci rapportiamo con l’esterno: il sito internet, la brochure, il catalogo e ogni altra occasione in cui ci presentiamo in pubblico.
Avere un’idea chiara di come promuoversi e rapportarsi all’esterno è fondamentale e cruciale. Permette ai nostri collezionisti o potenziali tali di raccontarci nel modo migliore e soprattutto come noi vogliamo. Per questo è fondamentale studiare in maniera precisa e approfondita ognuno di questi strumenti, perché diventano per noi un biglietto da visita che può condizionare la scelta o meno nell’acquisto di una nostra opera.
La nostra promozione deve essere coerente ovviamente con la nostra arte e deve essere in linea con la nostra ricerca artistica. Deve trasmettere tutti i valori che per noi sono i principali e che vogliamo che emergano o da un lato attraverso le nostre opere, o laddove queste non riuscissero o avessero bisogno di supporto per la loro esplicazione tramite questi strumenti a supporto.
L’altro aspetto da considerare è la strategia. Dobbiamo ragionare molto bene e fare un piano d’azione su dove vogliamo e come vogliamo approcciare al mondo dell’arte. Vogliamo diventare professionisti, di conseguenza il mercato diventerà in qualche modo la nostra Bibbia, che sia in maniera diretta o in maniera indiretta, tramite noi o tramite terzi, ma quello che conta è capire come e con chi dobbiamo parlare. Per questo è fondamentale selezionare i nostri canali di distribuzione, ossia le gallerie, le fiere o i professionisti del settore e individuarli maniera precisa e soprattutto che siano in linea con la nostra arte. Questo significa selezionare le gallerie con cui vogliamo collaborare. Si pensa che siano loro a decidere, ma in realtà è fondamentale la nostra scelta iniziale, perché se avete ricevuto numerosi “no” probabilmente avete scelto anche le gallerie sbagliate. Cosa significa: che in fase di selezione dobbiamo cercare quelle gallerie che operano con artisti similari a noi, nella nostra stessa situazione o condizione, sia in termini di quotazione che di percorso artistico, e che possano essere quindi più disponibili e meglio predisposte nell’instaurare un rapporto di collaborazione con noi. Per questo è fondamentale capire quale criterio adottano di selezione.
A tal proposito il sito Art Rights ha pubblicato un ebook racchiudendo i segreti dei più grandi galleristi in Italia, con oltre 100 testimonianze che raccontano come selezionano i propri artisti e quali sono i fattori di rischio o di forza di un artista all’interno di un percorso. Questi strumenti sono fondamentali e utilissimi per capire come ragionano dall’altra parte i nostri interlocutori.
Prenderne atto ci aiuta da un lato nella fase di selezione, dall’altro nella redazione di tutto il materiale promozionale, o di richiesta, o di presentazione. Questo vale anche per le mostre, per gli eventi, per le esposizioni o per i concorsi. Scegliere di aderire a uno di questi o di proporsi per organizzarne una o ancora prodursela è fondamentale e va contestualizzato in base al proprio percorso, perché quella che potrebbe essere un’opportunità potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, non garantendo un ritorno di immagine o addirittura essere lesiva all’interno del proprio percorso di carriera. Di pari passo segue la vostra produzione artistica, capire come organizzarla è fondamentale: innanzitutto tenere traccia di tutto ciò che si è prodotto e venduto, questa è la base per un futuro roseo in quanto sapere dove è andata la nostra arte, a chi e quando è fondamentale e una tutela per i futuri collezionisti. L’altro aspetto è capire quanto calmierare la propria produzione e soprattutto organizzarla in maniera omogenea, se possibile tematica, o quantomeno classificarla in periodi. Questo ci permetterà una maggiore riconoscibilità e un’opportunità di posizionamento all’interno del mercato stesso, ma soprattutto ci differenzierà dagli altri artisti, che in questo caso diventano nostri competitor.
Tutto questo potrebbe sembrare più afferente al marketing che a professione artista. Tuttavia oggi se volete fare dell’arte la vostra professione dovete sicuramente rispettare alcuni passaggi tipici di ogni altra professione.
I tempi in cui si diceva che l’artista doveva fare solo l’artista, purtroppo oggi è un bene per pochi, e se volete arrivare a quel bene, dove avete uno staff che si occupa di tutto questo bisogna lavorare duro e mettere in atto tutte le condizioni per arrivare a questo grande traguardo, oppure pagare tanti professionisti.
E tu, sei pronto a fare dell’arte la tua professione?
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Lo statement dell’artista, quanto è sottovalutato come strumento utile e fondamentale.
Alcune volte gli artisti pensano che l’immagine del proprio lavoro valga più di 1000 parole, purtroppo questo non è sempre vero. Scopriamo perché è così importante lo statement per un artista.
In quanto artista, potresti pensare che un’immagine possa rappresentare al meglio la tua arte e il percorso creativo che c’è dietro. In realtà quello è solo il risultato finale di un processo creativo a volte complesso e lungo, fatto di studio e di ricerca che dura anni e che incide anche nella tua persona e nella tua arte. Per questo è fondamentale redigere un documento, il cui nome è statement, che racchiude le informazioni base della tua arte, quali sono i processi che hanno reso tale quell’opera d’arte. Una sorta di lettera di presentazione che dovrebbe agevolare e guidare chi sta per approcciare visivamente ad una tua opera.
Si tratta di un breve testo chiaro e conciso nella struttura. Questo non deve essere né un vademecum né una guida a come interpretare, o tantomeno fornire indicazioni su quali reazioni debbano suscitare le tue opere. Il testo deve essere pulito nei termini e nella struttura, mantenendo correlazione tra le frasi e tra punti e argomenti trattati, senza essere pomposo o autocelebrativo.
Bisogna sì parlare di voi stessi, del vostro lavoro in qualità di artista, ma escludendo tutte quelle informazioni non fondamentali alla lettura artistica, ossia la famiglia, gli amici, le abitudini o le vacanze.
Devi raccontare il tuo lavoro di ricerca, il tuo lavoro di studio e su quali tematiche stai indagando, come lo stai facendo e perché lo stai facendo, quindi le motivazioni che sono alla base della tua creazione artistica. Lo devi fare in maniera onesta e pulita, usa termini semplici e di facile e veloce comprensione affinché il messaggio della tua arte possa raggiungere il più alto numero di persone.
È vero che parla di te, ma non è un autocelebrazione. Non c’è bisogno di nominare altri artisti, ispirazioni o citazioni.
Lo statement serve fondamentalmente per capire in quale punto della tua carriera sei, quale fase artistica stai studiando e dove vuoi arrivare. Racchiudi molto brevemente le informazioni formali, il tuo corso di studi, la formazione o gli eventi, citali solo se necessario o se rafforzano un concetto. Per quello esiste il curriculum o il portfolio, altri documenti fondamentali che vanno di pari passo allo statement.
Quando provi a scrivere il tuo statement, prova a farlo come se fosse un racconto, facendolo in piccole zone e focalizzandoti su problemi e opportunità specifici, per far emergere veramente il tuo lavoro e la tua ricerca. Fai piccoli paragrafi concisi, puntuali e legati l’uno all’altro, fino ad arrivare alla conclusione. Cerca di non superare una pagina, anche perché così il lettore avrà più tempo per guardare le tue opere.
E tu, sei pronto a scrivere il tuo statement?
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Primo e secondo mercato nell’arte. Scopriamo le differenze.
Avrete sicuramente sentito parlare di primo o secondo mercato in riferimento all’acquisto di opere d’arte. Scopriamo che differenze ci sono tra i due mercati.
Anche le distribuzioni delle opere d’arte incidono nel mercato dell’arte. Queste vengono definite e differenziate tra il mercato primario o quello secondario.
Il mercato primario riguarda lo scambio di opere d’arte tra l’artista, solitamente vivente, e il primo acquirente, mediamente gallerie, collezionisti o istituzioni. Il primo mercato è fondamentale nella vita e nel percorso di un artista, in quanto può determinare il mercato stesso futuro dell’artista. Cosa significa: che le prime vendite in qualche modo condizionano quelle che saranno le sue future valutazioni. Per questo motivo la galleria d’arte, che mediamente è l’operatore predisposto a questo, ossia colui che apre e che crea la carriera dell’artista, è molto attenta nella scelta da un lato verso i clienti, ossia nel selezionare collezioni e istituzioni per creare un posizionamento delle opere d’arte e dell’artista stesso, dall’altro nel calmierare i prezzi per tenere sotto controllo la crescita e l’andamento dell’artista stesso. Per fare questo vengono fatte collaborazioni con differenti gallerie ed è molto difficile per un collezionista capire veramente qual è il valore iniziale di un artista, in quanto il valore delle prime opere viene attentamente studiato secondo differenti fattori, quali posizionamento, galleria, status, quotazioni, o percorso che l’artista deve fare.
Il mercato secondario invece riguarda tutte le vendite successive alla prima, quelle che riguardano artisti contemporanei o storicizzati mediante vendite pubbliche, quindi case d’asta, oppure private tramite gallerie o venditori. Da questo momento il prezzo e le leggi le decide il mercato, ossia la domanda e l’offerta. Per questo è fondamentale che il primo mercato sia andato bene e sia stato studiato, perché in qualche modo potrebbe influenzare il secondo. Quindi se si è fatto un buon lavoro il secondo mercato, che è quello diciamo più stabilizzato o meglio, più aperto, darà l’opportunità all’artista di posizionarsi e di vendere a dei prezzi decisamente differenti.
L’ago della bilancia del secondo mercato è quasi del tutto derivato dalle case d’asta, i cui risultati sono pubblici, di conseguenza determinano l’andamento e il valore dell’artista stesso e dell’opera d’arte. Questi purtroppo possono essere influenzati anche dai galleristi stessi, i quali rialzano volutamente per creare degli andamenti diciamo, non regolari su un’artista da loro seguito o vicino.
Sono numerosi i casi in cui collezionisti o galleristi, in comune accordo, determinano e si scambiano favori per la crescita o meno di un artista in collezione. Tuttavia la risposta ultima è il mercato e quindi la domanda e l’offerta.
Conoscere la suddivisione implicita del mercato e i canali di distribuzioni è fondamentale sia per l’artista che per il collezionista, il primo perché sceglierà con chi collaborare, che siano esse gallerie, o il percorso da effettuare, il secondo perché deciderà come creare la propria collezione. Di conseguenza è fondamentale conoscerli e sapersi comportare e rapportare a questo.
E tu, quale mercato scegli?
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